Categoria: Canapa

Coltivazione Canapa 2022

In Anteprima Le Nostre Coltivazioni di Canapa Light 2022.

Abbiamo Scelto delle Genetiche Molto Particolari come Critical Cbd, Northern Lights Cbd e la CBG Zero.

I fiori della CBG Zero possono avere un livello di THC inferiore allo 0,2% un livello di CBG fino al 9,18%, diventando così un grande cambiamento per la comunità terapeutica e per la comunità dei breeders poiché un livello così alto di CBG è sempre stato praticamente impossibile da ottenere fin’ora. Inoltre, la bassa quantità di THC rende questa cannabis legale in quasi tutto il mondo.

La CBG Zero è una varietà di cannabis La CBG Zero è una varietà di cannabis stellare che sicuramente diventerà un nome famoso in poco tempo. Un incrocio tra la CBD Critical XXL e la Italian Research Genetics.

La CBD Northern Lights è la nuova genetica caratterizzata da un alto contenuto di CBD ed una bassa percentuale di THC (sotto lo 0.5%). È una pianta molto resistente, dalla struttura compatta e dalle foglie larghe, tipiche delle varietà dominanti in Indica. È stata selezionata per le sue ottime qualità. I suoi fiori sono grandi e compatti, per questo motivo, onde evitare la rottura dei rami, raccomandiamo durante la fioritura l’impiego di reti a sostegno delle gemme. È una pianta dalla fioritura rapida, se si vuole raggiungere un perfetto profilo cannabinoide e terpenico però, vi raccomandiamo di aspettare una settimana in più. Quando la si pianta outdoor sarà pronta per la raccolta a fine settembre/inizio ottobre (nell’emisfero nord). Qualitativamente, la caratterizzano un odore ed un gusto pazzeschi, il profumo è dolce, terroso e all’olfatto presenta toni leggermente gassosi. Dalle nostre analisi chimiche è risultato un profilo terpenico ricco in alfa-pinene, beta-myrcene, terpinolene e d-limonene. Se sei alla ricerca di una qualità che dia un ricco raccolto, con un’alta percentuale in CBD ed un basso contenuto di THC, la CBD Northern Lights.

CBD Critical ha livelli di CBD intorno al 10% e livelli di THC molto bassi, 0,5% o inferiori. È una varietà di alto contenuto di CBD e basso contenuto di THC che cresce vigorosamente in un’ampia gamma di condizioni. Noterete numerose cime compatte e gelide con peli arancioni brillanti. CBD Critical è una varietà molto attraente. Questa varietà di CBD insolitamente aromatica produce dei profili ricchi di kush e terpeni di pino con un pizzico di liquirizia.

Manuale di Coltivazione della Canapa

Manuale di Coltivazione e Prima Trasformazione della Canapa

SECONDO IL METODO BIOLOGICO E BIODINAMICO

Cannabis sativa (L.) è una specie erbacea a ciclo annuale, appartenente alla famiglia delle Cannabaceae. La canapa si di­ stingue da tutte le altre specie vegetali per l’ampio corredo di una particolare famiglia di princìpi attivi: i cannahinoidi. Lin­ fìorescenza della pianta normalmente contiene oltre un centi­ naio di diversi cannabinoidi, tra cui il più noto è il tetraidrocannabinolo o THC, l’unico cannabinoide a nostra co­ noscenza con proprietà psicoattive. Le varietà di canapa indu­ striale si distinguono per il contenuto molto basso di THC, ma indipendentemente dal livello di THC, tutte le varietà di ca­ napa appartengono alla stessa specie.

La canapa è caratterizzata e apprezzata come coltura agri­ cola per altre due proprietà: la fibra di elevata resistenza e capa­ cità assorbente e il seme ad alto valore nutrizionale, in quanto ricco di acidi grassi polinsaturi, vitamine e altre molecole bio­ attive.

La canapa è considerata  una delle più antiche colture note

all’uomo. Il suo primo utilizzo, in termini di coltivazione , risa­ lirebbe a circa a 12.000 anni fa. In Cina, all’epoca dell’impera­ tore Shennung (2700 a.C.), la canapa era la più importante “pianta tessile” utilizzata per la produzione di corde, lenzuola, tende, tappeti, sacchi, vele delle navi. Il suo utilizzo, invece, come materia prima per la produzione della carta, sembra risa­ lire a più di 2000 anni fa. Il declino della canapa, avvenuto a seguito della Seconda Guerra Mondiale con la profonda crisi che interessò il settore tessile, ha portato, in molte regioni del­ l’Europa dell’Ovest, alla totale scomparsa della coltura, a cui ha fatto seguito, nei primi anni ’90 del secolo scorso, un rinn ovato interesse con la sua graduale re-introduzione nei sistemi coltu­ rali dell’Unione Europea.

La canapa oggi può essere destinata a tre tipi di consumo: industriale, medico, personale. Questo manuale tratta unica­ mente le coltivazioni di canapa industriale,  ossia di piante  a

basso contenuto  di THC. Generalmente  in Europa il limite di

THC per la canapa industriale è lo 0,2%.

LA NORMATIVA ITALIANA SULLA CANAPA INDUSTRIALE: LE REGOLE DI COLTIVAZIONE

La canapa  industriale  in  Italia è disciplinata  dalla Legge

  1. del 2 dicembre 2016, che ha introdotto importanti no­ vità a tutela dei coltivatori.

Questi  in sintesi i punti salienti:

    1. La legge tutela solo chi coltiva le varietà di canapa am­ messe nel Catalogo europeo delle varietà delle specie di piante agricole, tutte a basso tenore di THC (art.1);1
    2. Per coltivare queste varietà non è necessario chiedere autorizzazione (art.2);
    3. Gli usi consentiti sono i seguenti (art.2, comma 2):
      1. produzione di alimenti e cosmetici,
      2. produzione di semilavorati per le industrie e per le at­ tività artigianali,
      3. pratiche di sovescio,
      4. materiale organico per lavori di bioingegneria o di bioedilizia,
      5. fitodepurazione,

f coltivazioni per attività didattiche e di ricerca,

g. coltivazioni destinate al florovivaismo,

e infine usi energetici per autoproduzione.

    1. Gli unici obblighi a carico del coltivatore sono la con­ servazione dei cartellini delle sementi acquistate (per almeno 12 mesi) e delle fatture di acquisto (art.3);
    2. I controlli, i prelievi a campione in campo e le succes­ sive analisi da parte delle forze dell’ordine devono essere condotte secondo i criteri della normativa europea e in presenza del coltivatore, al quale dovrà essere rilasciato un campione prelevato per eventuali controprove (art.4);
    3. Nel caso in cui dal controllo risultasse un tenore di THC superiore allo 0,2%,2 ma entro il limite dello 0,6%, al coltivatore non è imputabile alcuna respon­ sabilità (purché abbia rispettato i criteri che abbiamo indicato ai punti I e 4 – art.4, comma 5);
    4. Il sequestro e l’eventuale distruzione delle coltivazioni sono consentiti solo se il limite di THC risulta supe­ riore allo 0,6% e possono essere disposti solo dall’au­ torità giudiziaria; ma anche in questo caso al coltivatore che ha rispettato i criteri precedenti non è imputabile alcuna responsabilità (art.4, comma 7).

Queste sono le regole principali che disciplinano la colti­ vazione della canapa industriale in Italia e i suoi possibili im­ pieghi.

LE INFIORESCENZE: IL RICONOSCIMENTO DELLA CANAPA COME PIANTA OFFICINALE

Nelle regole della legge 242, che pure garantiscono una serie di tutele per i coltivatori, è rimasta tuttavia una lacuna fon­ damentale che ha finora frenato gli investimenti industriali sulla canapa.

Nel testo di legge infatti non è mai nominata una parte fon­ damentale della pianta di canapa: le infiorescenze.

Se in passato la canapa industriale era coltivata soprattutto per la fibra e assai più tardi, dall’inizio degli anni Duemila, anche per il seme a uso alimentare, oggi le infiorescenze rap­ presentano in tutto il mondo la parte potenzialmente a maggior reddito  per i coltivatori.

Le infiorescenze di canapa contengono oltre 500 princìpi attivi, tra cui più di un centinaio di cannabinoidi. Negli ultimi cinquant’anni si è progressivamente scoperto che molte di que­ ste sostanze hanno un importante valore salutistico e terapeu­ tico. A parte il THC, il più noto e l’unico che può dare effetti stupefacenti, vari altri cannabinoidi non psicotropi, a partire dal Cannabidiolo (CBD) il più diffuso nelle infiorescenze di ca­ napa industriale, oggi riscuotono crescente importanza sui mer­ cati degli integratori alimentari, della cosmesi e della farmaceutica.

Il fatto che la legge 242 non nomini, ma neppure vieti l’im­ piego delle infiorescenze, ha creato un alone di ambiguità nel­ l’interpretazione della norma, che tra l’altro riconosce tra i suoi impieghi ‘le colture per florovivaismo’. Lambiguità è stata ac­ centuata dall’indicazione dello 0,6% di THC come limite a tu­ tela del coltivatore, che di conseguenza molti operatori (e buona parte della Magistratura) han no ritenuto valido anche per il commercio dei prodotti  a base di canapa. Da qui è nato   nel

2017 il fenomeno della ‘can nabis light’ con tutte le contraddi­ zioni e problematiche giudiziarie che si sono sviluppate.

L’ostacolo fondamentale, che impedisce un riconosci­ mento pieno e univoco della legittimità d’impiego delle infio­ rescenze di canapa industriale, è l’inserimento, tuttora vigente nella normativa italiana e internazionale,4 della canapa negli elenchi delle sostanze stupefacenti “a eccezione della canapacoltivataesclusivamente per la produzione di fibre o per altriusiindustriali… consentiti dalla normativa dell’Unione europ ea”‘5.

Un buon passo in avanti è stato fatto da un recente decreto

del Ministro dell’Agricoltura, che in un elenco di piante offi­ cinali per i premi assicurativi ha menzionato la “canapasativa infiorescenza,” destinata a “usi estrattivi”.6

Riconoscendo la canapa come pianta officinale, comprese le sue infiorescenze, ora dovrebbe esser lecito produrre – da parte dello stesso agricoltore o da terzi – estratti, oli essenziali e tinture da infio­ rescenze di canapa industriale, purché con THC inferiore allo 0,2%, coltivate secondo la L. 242/2016, e nel rispetto delle Good Agricoltu­ra! Collecting Practices (GACP), e commercializzate secondo la speci­ fica normativa di settore.7  Il problema è che in parallelo ancora non è stato approvato l’elenco ufficiale di piante officinali, che dovrebbe comprendere la canapa e a cui sta lavorando da quasi due anni una commissione  di esperti nominati  dal Ministero dell’Agricoltura.

SCELTA DELLE VARIETÀ

E DELLE TECNICHE COLTURALI

In base all’inquadramento normativo descritto, oggi dalla canapa coltivata secondo le regole della legge 242/2016 si pos­ sono utilizzare potenzialmente  tutte le parti della pianta:

  • steli per ottenere fibre e canapulo,
  • semi a uso alimentare (o per riproduzione sulla base di un contratto con ditta sementiera autorizzata),
  • biomassa per fitodepurazione, sovesci o per usi energetici,
  • e anche le radici della canapa, che hanno proprietà an- tiinfiammatorie e antidolorifiche note sin dall’antichità, in quanto ricche di princìpi attivi (ma prive di THC), tra cui triterpenoidi, monoterpeni, alcaloidi e steroli.

Resta ancora in discussione la liceità di utilizzo delle in­ fiorescenze (fiori, foglie, oli e resine). In parte dipenderà da come la canapa sarà inserita nell’Elenco  ufficiale della Piante Officinali e a livello internazionale dalla prossima decisione dell’ONU sugli estratti a base di CBD e con THC sotto lo 0,2%. Tuttavia il fatto che un Decreto ministeriale (vedi paragrafo precedente) abbia menzionato tra le officinali la ‘Cannabis sativa infiorescenze’ rap­ presenta sicuramente un’arma in più di difesa per chi oggi in Ita­ lia coltiva, raccoglie e vende anche infiorescenze di canapa (purché,  ricordiamo  sempre,  a uso  estrattivo  e a bassa THC).

In base al prodotto principale che si intende ottenere, si possono scegliere diverse tecniche colturali con diversi periodi e densità di semina (vedi paragrafi successivi) e diverse varietà di canapa, purché comprese nel già citato Catalogo europeo delle varietà delle specie di piante agricole. Le varietà ammesse sono quasi esclusivamente varietà da fibra, tuttavia si possono fare queste distinzioni:

per la produzione difibra, le più idonee sono a nostro parere le varietà cosiddette “dioiche”tradizionali (ossia con esemplari maschi e femmine), in quanto garanti­ scono una produzione di biomassa abbondante e sono state selezionate appositamente per p rodurre fibra di qualità: le varietà dioiche più note sono le italiane Car­magnola, CS (Carmagno/,a Selezionata), Eletta, Fibranova e le varietà ungheresi Kompoltie Tiborszal/,asi ;

per la produzione di seme alimentare sono più indicate

le varietà “monoiche”, ossia con organi sessuali maschili e femminili nella stessa pianta (unisex), in quanto il loro sviluppo vegetativo è ridotto, ridotta l’altezza e la matu­ razione del seme più uniforme (mentre nelle dioiche i ma­ schi maturano prima delle femmine) e quindi la raccolta del seme è assai più agevole, consentendo l’utilizzo di nor­ mali trebbiatrici. Le varietà monoiche più diffuse sono le francesi Futura 75, Felina e Fedorae l’ucraina Uso-31;per la produzione di infiorescenze sono privilegiate di nuovo le varietà dioiche. Per la coltivazione in serra è interessante anche una varietà del Nord Europa, la Fi­no/a, in quanto ha un ciclo di vita molto breve e quindi ripetibile  più volte  nel  corso dell’anno;

Per ilmercato dei prodotti della canapa da seme – ali­ mentazione, cosmesi, salutistica – le coltivazioni certificatebiologiche hanno decisamente più opportunità e anzi per al­ cune ditte di cosmesi e salutistica, il prodotto certificato bio è un prerequisito.

Pertanto suggeriamo anche ai coltivatori in convenzionale di valutare seriamente la coltivazione della canapa come occa­ sione di conversione al biologico.

PREPARAZIONE DEL TERRENO

La canapa è una pianta che predilige terreni freschi e pro­ fondi, non teme gelate tardive mentre soffre particolarmente i ristagni idrici. Occorre quindi che le sistemazioni idrauliche siano eseguite correttamente per favorire lo sgrondo delle acque in eccesso. Sono da prediligere terreni franchi o possibilmente non troppo argillosi e/o limosi poiché la plantula nello stadio cotiledonare è poco vigorosa e soffre la crosta superficiale. Il ter­ reno su cui andrà seminata la canapa deve quindi trovarsi in buone condizioni e cioè senza avvallamenti e/o eccessiva zol­ losità altrimenti si rischia un’emergenza disomogenea che fa­ vorisce la proliferazione delle erbe infestanti.

Nel caso di coltivazione biologica, si consiglia quindi:

  1. Una ripuntatura a circa 30 cm di profondità, possibil­ mente in autunno, per favorire lo sviluppo delle radici in profondità. Sono sconsigliabili  lavorazioni  profonde in primavera poiché lascerebbero eccessive zollosità e il terreno con una scarsa dotazione di acqua;
  2. Affinamento del terreno prima della semina. Per il

controllo di infestanti in biologico, è consigliabile un passaggio in presemina con erpice a maglie;

  1. Si consiglia anche una falsa semina come lotta contro

le infestanti.

APPORTO DI NUTRIENTI

La canapa è una pianta che non richiede forti concimazioni, che anzi possono provocare una elevata vigorosità con conse­ guente eccessiva produzione di foglie e allettamento della col­ tura.

La canapa risponde molto bene alle concimazioni orga­niche e agli attivatori biodinamici. Per una produzione di qualità si possono utilizzare melassa, estratti di alghe, micorrizie per alimentare i microrganismi del suolo e rafforzare le difese della pianta, oppure si possono impiegare concimi organici come letame, pollina o anche compost vegetale o digestato fino a un massimo di 30 ton/ha, possibilmente in due fasi. La con­ cimazione infatti è consigliabile farla parte in presemina (50%) e parte in post  emergenza (50%).

L’interramento di colture da sovescio (crucifere o legu­ minose) è un’ulteriore pratica utile e consigliabile non solo per l’effetto concimante, ma per la conservazione della sostanza or­ ganica nel terreno e per il suo effetto protettivo verso infesta­ zioni dannose (funghi patogeni e  nematodi).

Da tener presente che la mancanza di sufficiente sostanza or­ ganica è una delle cause principali di produzione di seme vuoto.

SEMINA

La semina della canapa può essere fatta con una normaleseminatrice da grano (o anche da mais a seconda dell’interfila che si sceglie), ponendo il seme a una profondità massima di2-3 cm. Se il terreno fosse troppo secco, dopo la semina è op­ portuna una leggera rollatura in modo da favorire la conserva­ zione di acqua nel suolo.

Periodo e densità di semina ottimale variano, come antici­ pato, in base al prodotto principale che si intende ottenere e anche in base alla scelta della varietà, dato che alcune varietà sono più precoci o tardive della media. Ovviamente la semina può essere anticipata o anche posticipata in base all’andamento stagionale e alla quantità di acqua nel terreno, ma in  generale:

  1. Se l’obiettivo primario è produrre fibra, la canapa tra­ dizionalmente si semina verso la seconda metà di marzo. Si raccomanda una densità di semina elevata, 50 kg/ha, con interfila a 15 cm. La densità elevata ga­ rantisce una rapida copertura del terreno contro le in­ festanti e migliore qualità di fibra, grazie allo sviluppo di steli sottili;
  2. Per la produzione di seme, il periodo consigliato alle la­ titudini del Centro Italia è da inizio aprile a metà mag­ gio. Semine troppo precoci (metà-fine marzo) possono causare prefioriture con conseguente scalarità di matura­ zione del seme che può portare a perdite elevate in fase di trebbiatura. Inoltre dopo prefioritura le piante possono tornare a vegetare. La densità di semina può essere anche ridotta a 25 kg/ha e meno, senza pregiudicare la resa in seme, ma in questo caso con interfila da mais (70 cm) in modo da consentire il diserbo meccanico tra le file. Tut­ tavia molti preferiscono una densità di semina maggiore (almeno 40 kg/ha) per una migliore copertura del terreno e per ottenere una buona produzione anche di fibra;
  3. Se l’obiettivo primario sono le cime fiorite, si aprono diverse possibilità:

cl . Con varietà stabili a basso contenuto di CBD (1- 2o/o es. Futura 75) si opera come per ilseme:semina in campo a elevata densità (35-40 kg) tra aprile e maggio. In questo caso il basso contenuto di CBD delle singole piante è compensato dalla più ampia produzione di biomassa per ettaro, dai costi colturali molto più bassi e dalla possibilità di un doppio se non addirittura triplo  raccolto  (fiore+steli oppure, se la raccolta è tardiva, fiore+steli+semi);

Con varietà a buon contenuto di CBD (4-5% es. Eletta Campana, Ca rmagnola, Tiborszaluzsi) semina o trapianto in campo tra maggio e giugno con den­ sità molto bassa e interfila ampia  da 1,5 a 3 metri. In questo caso è  fondamentale  una  pacciamatura con teli biodegradabili tipo il Mater-bi o (possibil­ mente bicolori: nero sotto e bianco sopra per evitare un eccessivo riscaldamento del telo in estate) ed è necessario predisporre sotto  i  teli  anche  un sistema di irrigazione con ali gocciolanti. I costi di produ­ zione in tal modo  lievitano  decisamente  (anche  fino a 10.000 euro/ha), ma sono compensati dall’abbon­ dante produzione di cime fiorite  di  qualità,  con piante che crescono  a cespuglio  e con una resa finale

in infiorescenze essiccate mediamente di 2-5q/ha, ma che può arrivare anche a 8-1Oq/ha. Fino ad oggi, purché si sappia coltivare secondo le GACP (GoodAgricu!tural and Collection Practice), i costi di pro­ duzione sono ampiamente compensati dai prezzi di mercato delle infiorescenze ad alto CBD;

c3. La terza possibilità è la coltura protetta – in serra o indoor – per la produzione di infiorescenze di elevata qualità, magari in idroponica o in aeroponica. Ma le tecniche di produzione in serra o indoor esulano dalla trattazione di questo manuale.

Le scelte quindi sono molteplici, ma l’obiettivo più soste­ nibile per un coltivatore a nostro parere  è scegliere modalità di semina e pratiche colturali che consentano di ottenere al­ meno un doppio raccolto: fiore e steli, semi e steli oppure fiore

+ semi  + steli.

Va ancora tenuto presente che, a meno di scegliere la pro­ duzione di infiorescenze di qualità (il caso c2), una semina tar­diva può provocare diversi problemi:

Primo fra tutti la necessità di irrigazioni di soccorso poi­ ché le elevate temperature del periodo potrebbero cau­ sare il rapido essiccamento dei primi centimetri di suolo con conseguente disomogeneità  d’emergenza;

Un eccesso di sviluppo delle infestanti in seguito ai ri­ petuti interventi irrigui, poiché lo sviluppo della canapa nei primi stadi vegetativi è lento: impiega circa 15 giorni dopo l’emergenza a coprire l’interfila e verrebbe quindi   sopraffatta dalle infestanti.

Una semina tardiva inoltre potrebbe ostacolare un buon sviluppo dell’apparato radicale e la coltura si troverebbe in condizioni di stress idrico in due stadi fenologici fon­ damentali, ossia al momento dello sviluppo dell’appa­ rato fogliare (fondamentale per intercettare luce e quindi produrre energia per riempire il seme) e al mo­ mento  del riempimento  del seme.

CONTROLLO DELLE INFESTANTI

Le capacità rinettanti della canapa, ossia di competizione con le infestanti, sono note praticamente da sempre. Il suo ra­ pido sviluppo le consente di entrare rapidamente in competi­ zione sia di luce che di acqua con le infestanti che generalmente vengono sopraffatte. Ma come già segnalato, è di fondamentaleimportanza la preparazione di un buon letto di semina privo di infestanti che consenta una rapida ed omogenea germina­ zione.

IRRIGAZIONE

Lirrigazione della canapa normalmente non è necessaria, soprattutto per la produzione di fibra. Ma nel caso del seme, annate particolarmente siccitose impediscono il riempimento del seme compromettendo la produzione. In questo caso po­ trebbero essere necessari interventi di emergenza in pre-fioritura per far sviluppare un buon apparato fogliare e in post fioritura, per favorire il riempimento del seme, altrimenti si rischia di rac­ cogliere solo seme vuoto.

AVVERSITÀ

Le avversità su canapa possono essere sia di tipo abiotico che biotico. Quelle di tipo abiotico sono le gelate tardive nella fasi giovanili della pianta; vento forte che può portare all’allet­ tamento della coltura e la grandine che può compromettere la qualità della fibra e causare anch’essa l’allettamento della col­ tura. Periodi prolungati di siccità in prossimità della fioritura e dell’allegagione possono portare ad un sensibile calo di resa nella produzione  del seme.

Le avversità di tipo biotico sono diverse e possono causare danni ma raramente riescono a compromettere la produzione. In ogni caso l’Ostrinia nubdalis (Hbn.), comunemente chiamata piralide del mais, è forse l’insetto più temibile per la canapa es­ sendo anche parassita del mais. La larva generalmente entra al­ l’interno dello stelo e scava un tunnel lungo lo stelo causando la decapitazione della pianta con danni sia sulla qualità della fibra che sulla produzione di seme.

Un altro insetto molto diffuso sulle colture toscane è la ci­ mice verde, Neza ra Viriduf_a, meno devastante della cimice asia-

tica (Halyomorpha halys), ma in grado tuttavia di arrecare seri danni soprattutto alla produzione di seme. E’ infatti un insetto fitofago, che si nutre della linfa e dei liquidi interni della pianta, indebolendo in tal modo la sua produzione di seme. Anche una massiccia presenza di Orobanche ramosa (Forsh) può compro­ mettere la resa in produzione di seme.

In annate particolarmente piovose nel periodo della treb­ biatura possono poi emergere problemi legati alla proliferazione di funghi Botrytis  e i Pennicilium sui semi.

RACCOLTA DELLE CIME FIORITE

A partire da luglio la pianta di canapa rallenta progressiva­ mente la propria crescita vegetativa e inizia a fiorire. Nel caso delle varietà dioiche, sono gli esemplari maschi i primi a fiorire, mentre le femmine fioriscono più tardi, normal mente dai primi di agosto. Dato che sono i fiori femminili a contenere il corredo più ricco di cannabinoidi  e di profumi,  è opportuno attendere la piena fioritura degli esemplari femminili, quando buona parte dei minuscoli pistilli bianchi è imbrunita, per provvedere alla raccolta. Dal momento che una volta impollinati, i fiori femmi­ nili vanno a seme riducendo notevolmente la loro produzione di princìpi attivi, alcuni produttori ricorrono, già nella fase di pre-fioritura, alla cosiddetta ‘smaschiatura’, ossia all’eliminazi one manuale periodica degli esemplari maschi dal campo. Si tratta di un’operazione dispendiosa e decisamente superflua se il pro­ dotto è destinato a estrazione di tipo industriale. Per garantire il massimo di produzione di CBD e terpeni, vari coltivatori ricor­ rono all’acquisto di semi femminizzati o di talee femminizzate. La raccolta meccanizzata delle cime fiorite di canapa può es­

sere fatta con diversi sistemi in commercio, che tuttavia  richie-

dono spesso delle modifiche per adattare il taglio all’altezza irre­ golare delle cime e per assicurare un agevole caricamento delle cime tagliate. Si può quindi utilizzare una barra falciante connessa a un sistema di caricamento (o meglio un falcia-carica) oppure una mietilega. In ogni caso occorrono sistemi di taglio ad altezza variabile, in grado di elevarsi fino almeno a 1,5 m dal suolo.

Di recente sono stati realizzati sistemi specifici per la rac­ colta delle infiorescenze, come la tedesca HHHa rvester(https://henryshempharvester.com/), progettata per imprese medio piccole, che si collega frontalmente a un trattore  anche di piccola potenza con sistema di convogliamento.

RACCOLTA DEL SEME – TREBBIATURA

La maturazione del seme di canapa è scalare e trovare l’epoca di raccolta ideale non è semplice. Generalmente la ma­ turazione del seme si fa procedere fino a quando i semi comin­ ciano a cadere a terra, ossia quando la percentuale di semi maturi  dovrebbe  essere intorno  al 60%. Un  ritardo eccessivo

della raccolta potrebbe comportare un sensibile calo di resa do­ vuto sia alla cascola dei semi che alla presenza di uccelli che sono particolarmente ghiotti di tali semi. E’ altresì consigliabile procedere alla raccolta quando lo stelo è ancora verde poiché le piante secche potrebbero andare ad arrotolarsi intorno agli or­ gani rotativi della trebbiatrice intasandoli e causando il così detto  “effetto cordà’.

Per la raccolta del seme si possono usare normali macchine trebbiatrici quali CASE lnternational New Holland, CLASS,fohn Deere. Sono da preferire le macchine che presentano il bat­ titore assiale quali CASE e le nuove John Deere. Fondamental e è in ogni caso ridurre lavelocità di avanzamento,  dell’aspo e

dei battitori per evitare aggrovigliamenti delle fibre intorno agli ingranaggi e conseguenti seri danni meccanici. Sono preferibili trebbiatrici con lo scuotipaglia e senza trinciapaglia che rischiad’intasarsi di fibra.

Tabella:Alcani  11199erimenti  per  impostHe  11Htrebbiatrice  non assiale

E’ fondamentale che le lame siano ben affilate per evitare che la fibra presente negli steli vada fra la lama e il battilama.

Velocità battitore250 giri/ min.
Velocita ventola1070 giri/min.
Griglia3,17 mm (1/8-inch)
Controbattitore9,5 mm (3/8-inch)

Il seme dev’essere messo ad asciugare entro 4 ore dalla rac­colta possibilmente in essiccatoi orizzontali e senza fuoco di­ retto sul seme.

RACCOLTA CONGIUNTA FIBRA-SEME O FIBRA-FIORE

Per un doppio raccolto del tipo seme+fibra, fondamentale per la redditività della coltivazione, normalmente si adotta il si­stema francese tradizionale: prima si passa con la mietitreb­bia e poi si ripassa con la barra falciante per tagliare gli steli alle base. Il doppio passaggio, utilizzabile anche per la raccolta cima fiorita+fibra, ha il vantaggio che non richiede macchine speciali, ma presenta due inconvenienti: il raddoppio dei   costi

di raccolta e soprattutto la perdita di biomassa, dovuto allo schiacciamento degli steli al passaggio della mietitrebbia. La so­ luzione sarebbe una macchina specializzata in grado di fare il doppio raccolto con un solo passaggio. Macchine di questo tipo esistono già in Europa, le più note sono la Double Cut Harve­sting Machine dell’olandese Hempflax, la Hemp Ha rvester del- 1’olandese Dun Agro e una macchina realizzata da Classspecificamente per la raccolta dei fiore. Si tratta tuttavia di mac­ chine dal costo superiore ai 350.000 € e, per quanto veloci e performanti nel taglio, non risolvono il problema cruciale ri­ scontrato in genere con le mietitrebbie modificate, ossia la per­ dita di una parte notevole (30-40%) del seme di canapa in fase di raccolta. In Italia sono stati sviluppati vari progetti in varie regioni, ma sono rimasti in fase prototipale.

OPERAZIONI AGRICOLE DI POST-RACCOLTA: ESSICCAZIONE

Una volta raccolte, sia i semi che le cime, in quanto ricche di sostanze deperibili e attaccabili da muffe, vanno rapidamente (entro 4 ore dalla raccolta) portati a un essiccatoio che non sia a fiamma diretta. Possono essere utilizzati gli essiccatoi oriz­ zontali del tabacco o ancora meglio gli essiccatoi per le piante officinali. In alternativa, se il clima non è umido, il seme può essere steso su teli di juta possibilmente rialzati da terra per fa­ vorire l’arieggiamento e contrastare l’insorgenza di muffe sul seme.

Il livello di umidità ottimale da raggiungere è 11-12%.

PULIZIA DELLE CIME FIORITE

La cima, una volta essiccata, è ancora un complesso di fiori, foglie, resine, porzioni di stelo, semi e erbe infestanti. Le im­ prese che fanno estrazione di cannabinoidi e altri princìpi attivi di norma chiedono di ricevere un prodotto trinciato omogeneo di fiori e foglie, con la minima  presenza  (in genere 2%   mas­

simo) di materiale estraneo, quali appunto semi, pezzi di stelo

o erbe infestanti

Le cime vanno pertanto sottoposte a un processo di pulizia, che dovrebbe consistere innanzitutto in un’operazione di ‘sgra­ naturà (ossia di separazione dello stelo, lignocellulosico , dalle altre parti della cima) e successivamente  a un  sistema  di vagli per  separare i semi e le altre impurità da fiori e  foglie.

PULIZIA DEI SEMI

Anche il seme trebbiato, come accade per ogni coltura, sarà pieno di impurità. Inoltre è facile che una certa percentuale di semi risulti vuota. Pertanto, dopo essiccazione, occorre proce­ dere a un’operazione di pulizia attraverso un sistema di spietra­ tura e di altri vagli che consenta di separare il seme sia dai corpi estranei pesanti che da quelli più leggeri (compresi i semi vuoti).

In vari casi è lo stesso mulino a cui si conferisce il seme a provvedere  alla sua pulizia.

RACCOLTA E CONDIZIONAMENTO DELLE PAGLIE

Il periodo ottimale per il taglio delle paglie per fibra sarebbe a completamento della fioritura, 100-11O giorni dalla semina, quando lo stelo ha prodotto il massimo di fibra ma è ancora poco lignificato. Per avere un doppio prodotto, l’ottimale è quindi abbinarla alla raccolta delle infiorescenze, altrimenti il taglio va decisamente posticipato  alla trebbiatura del seme.

Lo stelo di canapa, come anticipato, si può raccogliere con vari  strumenti:  da  una  semplice  barra  bilama  per  la fiena­ gione,  possibilmente  affiancata  da  un  convogliatore  per  di­ sporre gli steli già in andane, a una falciacondizionatrice,  fino a macchine  specifiche  che tagliano  gli  steli  in  due o più  por­ zioni, modello Paulitzo  Tebeco.8

Per ottenere una fibra di qualità, a uso tessile, dopo la  rac­

colta occorrerebbe sottoporre le paglie a un processo di mace­ razione controllata  che  consenta  di  separare  completamente le fibre non solo dal canapulo, ma anche dalle sostanze colloidali (pectine) che le tengono unite. E’ il procedimento analogo che usavano i nostri non ni quando deponevano i fasci di canapa in acqua nei maceri. Ma era un processo lungo, che richiedeva molto lavoro e creava odori nauseabondi. Un impianto indu­ striale di macerazione in Italia ancora non è stato realizzato. E in ogni caso poi si richiederebbe un sistema adeguato di stiglia­ tura, pettinatura e filatura della fibra. Di conseguenza la strada della fibra tessile è ancora preclusa se non per piccole produzioni di livello artigianale.

Se l’obiettivo più realistico è ottenere una fibra a uso tec­ nico – ad esempio per produrre materassini isolanti, materiali

compositi o tessuti non tessuti – il metodo più conveniente è lasciare gli steli tagliati in campo per alcuni giorni (quanti dipende dal clima), in modo da ridurre l’umidità almeno al 18%. Ultimata l’essiccazione naturale, si procede alla raccolta in balle quadre o rotoballe. Il problema serio è l’assenza in Ita­lia di una rete adeguata di impianti di decorticazione delle paglie, a cui conferire ilmateriale raccolto. A ottobre 2020, a nostra conoscenza, sul territorio nazionale risulta operativo, da poche settimane, un unico impianto di decorticazione, a Ceri­ gnola in Puglia. L’impianto attualmente è in grado di lavorare annualmente al massimo ilquantitativo corrispondente a 500 ettari di coltivazioni. A cura di Beppe Croce – Federcanapa

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La cannabis light è il prodotto frutto dell’estrazione dalla Canapa Sativa e possiede una concentrazione di THC molto bassa, tra lo 0,2 e lo 0,5%. Attualmente, la legislazione italiana dispone la possibilità di coltivare e vendere questo tipo di cannabis.

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Coltivazione della Canapa

Coltivare in Italia La cannabis light con il nostro clima è perfetto per farlo, non per niente siamo stati storicamente tra i maggiori produttori di canapa al mondo.

Ci possono essere molti motivi per coltivare canapa: la pianta ha applicazioni alimentari, farmaceutiche, ricreative e industriali, in particolare nei tessuti, nella carta e nella bioedilizia. Per questo può rivelarsi un’ottima coltura da reddito.

La coltivazione in Italia è legale, a patto di seminare varietà di canapa industriale a basso contenuto di THC. Scopriamo quindi come si fa a far crescere questa pianta in campo, vedremo poi anche i requisiti di legge e come la cannabis può rappresentare una fonte di guadagno.

La Pianta di Canapa

La canapa che viene coltivata prevalentemente è una pianta annuale dioica, ovvero esistono esemplari con fiori femminili ed altri con fiori maschili, aventi diverse caratteristiche morfologiche.

Ufficialmente questa specie viene classificata nella famiglia delle Cannabinacee, e nell’ordine delle Urticali. Anche se si tratta di un punto dibattuto si individuano due o più sottospecie di Cannabis:

La cannabis sativa, usata prevalentemente per fibra e olio.

La cannabis indica, tipica dei paesi caldi e usata prevalentemente per scopi terapeutici e spirituali.

L’arbusto si presenta con una lunga radice fittonante che può arrivare fino a 2 metri di profondità e un fusto verticale ruvido, e robusto, di altezza variabile (da 75 cm a 6 metri) a seconda della varietà seminata e della tecnica di coltivazione impiegata.


Perché coltivare canapa

Coltivare cannabis è un’attività da prendere in considerazione per molte ragioni: economiche, agronomiche ed ecologiche.

Prima di avviare un impianto è importante decidere cosa ci interessa ottenere. Possiamo avviare una coltivazione di canapa industriale, volta a ottenere fibre, coltivare canapa per ottenere i semi, interessantissimi in campo alimentare anche per l’olio che si ottiene, oppure possiamo coltivare per le infiorescenze, interessanti per il contenuto di cannabinoidi.

La scelta della varietà e del metodo di coltivazione sarà differente a seconda di cosa si vuole raccogliere. Si può comunque anche intraprendere una coltivazione mista.

Guadagnare con la canapa

Dal punto di vista economico si tratta di un’attività agricola che può diventare fonte di reddito. La canapa ha tantissime applicazioni possibili: in campo terapeutico, alimentare, ricreativo, tessile, nella bioedilizia.

Le varie parti di pianta (infiorescenze, semi, foglie, fibre) possono essere impiegate in diversi modi e questo rendere la coltivazione di canapa un’attività potenzialmente remunerativa.

La canapa migliora il terreno

Dal punto di vista agricolo e agro ecologico la canapa è una coltura miglioratrice del terreno, quindi si può inserire nelle rotazioni portando valore al suolo dell’azienda agricola.

Inoltre si tratta di una specie dall’effetto depurativo sul suolo: come fito estrattore la canapa può smaltire eventuali sostanze inquinanti che contaminano il suolo.

Coltivare canapa legale

A livello di normative oggi coltivare cannabis light è perfettamente legale, non è neppure necessario possedere una partita IVA agricola.

I vincoli principali per coltivare legalmente sono l’impiego di varietà certificata e la comunicazione alle autorità dell’attività di coltivazione.

Bisogna seminare una varietà catalogata nel registro europeo delle sementi, perché secondo la legge si possono coltivare solo varietà di canapa a basso contenuto di thc. Appena avvenuta l’emergenza delle piantine, bisogna compilare un’apposita “dichiarazione di coltivazione” della canapa da consegnare alla più vicina stazione delle Forze dell’Ordine.

Abbiamo approfondito questo tema in un articolo dedicato proprio alla normativa vigente sulla coltivazione di canapa.

Preparare il terreno

La canapa è coltivata in tutte le regioni a clima temperato – umido: richiede terreni soffici, profondi, permeabili e fertili. L’eccessiva temperatura nella prima fase di sviluppo può causarne la fioritura precoce, fenomeno che risulta assai nocivo sia per la qualità sia per la quantità del prodotto. È bene seminare su terreni profondi almeno 70 cm e drenanti.

La pianta di canapa non teme le gelate tardive, per cui si coltiva bene anche in nord Italia, quando è ben radicata risponde bene ai periodi di siccità. Quello che non sopporta è il ristagno idrico, letale per la radice a fittone della pianta, una buona lavorazione servirà proprio ad evitarlo.

La lavorazione del terreno

Le lavorazioni meccaniche del terreno iniziano con l’aratura e proseguono, prima della semina, con un’erpicatura o fresatura per sminuzzare la parte superficiale e preparare così il letto di semina. Non dimentichiamo che la pianta di cannabis ha una radice fittonante e profonda, è bene preparare il suolo per accoglierla e garantire il giusto drenaggio dell’acqua in eccesso.

In piccola scala con attrezzi manuali si fa una vangatura e una zappettatura superficiale.

Il momento della lavorazione è anche utile per apportare eventualmente concime.

Metodi di concimazione

La sostanza organica è molto utile per incrementare la possibilità di ottenere produzioni qualitative di cannabis, per cui è utile apportarla. Come altre colture da rinnovo, la canapa prospera bene anche su compost o stallatico non molto maturi.

Una tecnica di fertilizzazione biologica tradizionale per la canapa è il sovescio. Consiste nel seminare un erbaio autunno-vernino misto, con prevalenza di leguminosa, che viene interrato al momento dello sviluppo di una cospicua biomassa. L’interramento deve avvenire almeno un mese prima della semina, per consentire una sufficiente decomposizione della biomassa vegetale che altrimenti può danneggiare i germogli.

La semina della canapa

Per coltivare questa pianta si comincia dalla semina, che conviene effettuare direttamente in campo. La canapa in Italia si semina in primavera. La prima cosa importante è scegliere quale varietà coltivare.

Scegliere la varietà

Prima di cominciare a seminare dobbiamo ovviamente procurarci la semente. Coltivando per le infiorescenze è importante mettere una specie dioica, in cui basta eliminare i maschi per ottenere fiori privi di seme. Esistono moltissime varietà di cannabis light che possiamo decidere di coltivare, con il vincolo che siano tra quelle registrate nel catalogo europeo per contenuto di thc.

Ci sono ottime varietà italiane, come Carmagnola ed Eletta Campana, che possono essere la prima scelta perché perfette per il nostro clima e con un corretto contenuto di CBD e THC. Il discorso sulle varietà è complesso, merita un approfondimento a parte.

Periodo di semina

La semina della canapa va effettuata quando il terreno non è troppo bagnato e non si rischiano forti brinate. Sta all’agricoltore individuare il periodo migliore per la semina nel proprio territorio.

Siccome le piante giovani sono sensibili alla mancanza d’acqua è importante non ritardare troppo la semina: bisogna arrivare al clima caldo e siccitoso dell’estate con piante alte oltre il metro, che saranno ben radicate a fondo e capaci di autonomia idrica.

Densità di semina e sesto d’impianto

Il quantitativo di semente da utilizzare varia in base allo scopo della coltivazione. La coltivazione da fibra prevede densità elevata che forza lo sviluppo delle piante in altezza e prevenire la ramificazione del fusto. La coltivazione da seme invece richiede una maggior ramificazione della pianta per massimizzare il raccolto e quindi una maggior distanza di interfila. Ovviamente si può scegliere anche un compromesso, attuando una coltivazione mista.

Possiamo utilizzare fino a 50 kg di semente ogni ettaro per le piantagioni da fibra e circa 20 kg ogni ettaro per la coltivazione da seme.

In generale un impianto fitto ha il vantaggio di soffocare le infestanti, molto importante in agricoltura biologica perché si traduce in un minor lavoro di sarchiatura.

Metodo di semina

La canapa si semina per file, i semi vanno messi a circa 1,5 o 2 cm di profondità. Possiamo farlo manualmente oppure usando una seminatrice se prevediamo di coltivare un’ampia superficie.

La coltivazione della cannabis

Dopo aver seminato la pianta comincia la coltivazione, che si rivela in genere poco impegnativa. La canapa è una pianta resistente, poco soggetta a malattie e parassiti animali, e poco esigente in materia di irrigazione. Ricordiamoci all’emergere delle piantine di dar comunicazione alle autorità della nostra coltivazione, per fare tutto secondo la legge.

Se si sceglie una coltivazione con metodo biologico si può ambire a una miglior valorizzazione del prodotto sul mercato. In molti casi, sia per l’uso alimentare che terapeutico, le aziende acquirenti richiedono come requisito una canapa bio.

Irrigazione

La canapa è una coltura che non necessita di molta irrigazione, mentre teme il ristagno. Una volta che la pianta si sviluppa resiste bene alla siccità. Nel Sud Italia, in particolare in Puglia, è vivamente consigliato predisporre di un impianto irriguo per garantire il fabbisogno idrico (3000 mc/ha), mentre al centro nord si riesce a coltivare anche in assenza di irrigazioni artificiali.

Gestione delle erbe infestanti

La coltura da fibra, data la sua elevata densità e la forte velocità di crescita delle piante, è fortemente competitiva con tutte le comuni infestanti ed in genere non necessita di interventi per il controllo delle malerbe, se vengono eseguite in modo tempestivo le operazioni di semina.

La coltivazione da seme invece, per via del sesto d’impianto più largo, beneficia di una sarchiatura, in particolare subito dopo l’emergenza delle giovani piantine.

La canapa può soffrire particolarmente per la presenza di alcune specie spontanee: il convolvolo (Convolvulus poligonium), può opporsi allo sviluppo delle piante, attorcigliandosi intorno allo stelo che continuerà a crescere, seppur a stento. L‘Orobanca ramosa (Phelipea ramosa) e la fanerogama Cuscuta europea, che si aggrovigliano attorno al piede della pianta succhiandone i nutrimenti.

Riconoscere i maschi

Se vogliamo coltivare per cogliere le infiorescenze ci interessano solo fiori femminili non fecondati.

Per questo motivo è essenziale saper riconoscere gli esemplari maschili ed eliminarli in modo che non rovino il raccolto.

Il sesso della pianta si riconosce già in fase vegetativa, la femmina produce più foglie. Durante la fioritura le differenze diventano evidenti. Le piante maschio vanno tolte il prima possibile, basta un esemplare a fecondare e quindi rovinare, parecchi fiori femminili.

Ovviamente se si coltiva per il seme invece è essenziale la fecondazione e quindi la presenza di fiori maschili diventa un requisito.

La Raccolta

Raccolta del fiore

L’infiorescenza deve esser raccolta al suo miglior sviluppo, quando contiene una maggior concentrazione di sostanze del suo fitocomplesso. Il fiore da canapa light si coglie a mano, verrà poi essiccato a bassa temperatura, con un essiccatore.

Come periodo possiamo dire che la fioritura nel clima italiano avviene in estate, a luglio. Dopo circa un mese i fiori sono pronti da cogliere, tra agosto e settembre.

Raccolta del seme

I semi vengono coltivati in genere su ampia scala, la raccolta avviene con mietitrebbia avente battitore assiale e doppia ventilazione.

Il seme inizia a maturare tra agosto e settembre. La maturazione è scalare, comincia dalla parte apicale e dalla parte terminale dei rami. Perciò è necessaria esperienza diretta per individuare il momento giusto per cogliere.

Una volta raccolti i semi devono essere essiccati entro 12 ore per evitare che fermentino. In zone calde si può seccare anche all’aperto.

Raccolta per la fibra

Se si vuole ottenere la fibra vanno raccolti gli steli, con falciatrice tradizionale a denti e rotoimballatrice.

Dopo la falciatura, vanno lasciati in campo una settimana per macerare, in caso di pioggia anche qualche giorno in più. Verranno poi raccolti in rotoballe, come avviene per il fieno. Far asciugare bene prima di roto-imballare è fondamentale: l’umidità dovrà essere intorno al 13%. Le rotoballe vanno poi conservato al riparo dall’umidità della notte e dall’eventuale pioggia.

Caratteristiche botaniche

Cannabis Sativa L., questo il nome botanico della canapa. Si tratta di una specie vegetale appartenente alla famiglia delle cannabinacee, la stessa a cui appartiene il luppolo, ordine delle urticali.

È una pianta a ciclo annuale primaverile-estivo, che può essere coltivata benissimo nel clima italiano. La pianta di cannabis è un arbusto dal fusto eretto e angoloso, si sviluppa fino a sette metri di altezza, con le foglie opposte palamato-sette, lanceolate.

L’apparato radicale fittonante può raggiungere i due metri di profondità in condizioni favorevoli, garantendo alla pianta stabilità e resistenza.

Riproduzione: varietà dioiche e monoiche

La Cannabis per sua natura è una specie dioica, presentando un esemplare maschile morfologicamente distinto dall’esemplare femminile, come accade nella specie umana. L’aspetto peculiare che differenzia i due sessi è il fiore. Quello del maschio è composto da 5 sepali al cui interno si sviluppano altrettanti stami, che hanno la funzione di contenere miliardi di microgranuli di polline.

La funzione del fiore maschio è proprio quella di produrre il polline, poi diffuso per via anemofila (cioè trasportata dal vento). Il fiore femminile si presenta sotto forma di calice, da cui dipartono due filamenti chiamati pistilli, a forma di V, che hanno la funzione di catturare il polline del maschio e dare vita al seme.

L’uomo, dal 1960, ha poi sviluppato anche le varietà monoiche, nelle quali l’organo riproduttivo maschile e femminile si trova sullo stesso esemplare e le piante sono quindi tutte uguali. Queste varietà si possono perciò definire autofecondanti, in quanto sono state selezionate appositamente per la produzione del seme.

Le varietà dioiche, in cui solo le femmine impollinate producono semente, sono scelte per la produzione di fibra perché presentano il 50% di esemplari maschi, mentre un campo coltivato con varietà monoica presenterà invece tutti gli esemplari portatori di semi.

Le varietà di canapa

Ci sono varie scuole di pensiero nel classificare i diversi tipi di canapa ma la teoria più accreditata è che la cannabis appartenga a un’unica specie con numerose varietà.

Le varietà di canapa sono diverse migliaia: circa 400 quelle autoctone, tantissime altre sono le tipologie di ultima generazione, selezionate negli ultimi trent’anni.

La classificazione storicamente considerata divide le varietà in tre sottospecie: indica, sativa e ruderalis. Dal punto di vista morfologico le differenze tra questi tre tipi di canapa si riscontrano nello sviluppo della pianta e nella forma delle foglie, oltre che nel contenuto dei principi attivi presenti nell’infiorescenza.

Indica è quella che cresceva e cresce nella parte orientale del pianeta, la sativa quella che si è sviluppata nella parte occidentale, la cannabis ruderalis quella presente in Europa dell’Est, come Russia e Ucraina.

Proprietà della cannabis

La cannabis contiene circa seicento sostanze chimiche, si tratta del cosiddetto fitocomplesso. Di queste, 140 sono individuate attualmente alla famiglia dei cannabinoidi, perlopiù concentrati nelle infiorescenze, il resto sono terpeni e flavonoidi.

Cbd e thc sono i cannabinoidi più conosciuti e studiati ad oggi. Il Cbd (cannabidiolo) è una molecola che funge da antagonista chimico del thc (tetraidrocannabinolo) e ha una composizione ben definita che è unica in ciascun esemplare. Ha effetti terapeutici sull’organismo umano e animale, interagendo con tutti i nostri sistemi (nervoso, articolare, gastrointestinale, muscolare e immunitario) ed è presente in differenti concentrazioni per ciascuna varietà.

Il thc è la molecola, con altrettanta formula specifica per ciascuna varietà, responsabile degli effetti psicotropi sull’organismo. Anch’esso ha effetti terapeutici ma quando si parla del potere curativo della cannabis bisogna considerare l’effetto dell’intero fitocomplesso che ogni pianta presenta. Cioè: i cannabinoidi di sintesi e i medicinali a base di questi non saranno mai validi come il fitocomplesso per intero perché è la sinergia tra le sostanze tutte che rende la cannabis un medicinale privo di effetti collaterali rischiosi.

La coltivazione di canapa nella storia

Quando trattiamo di coltivazione di cannabis in Italia stiamo parlando di una coltura antichissima e fortemente radicata nei nostri territori, è bene fare un po’ di storia per tenerlo a mente.

La coltura della canapa affonda le sue radici ben 13.000 anni fa, nel 11,000 Avanti Cristo. Questo è il periodo in cui è datato il primo ritrovamento di polline in Italia, nei pressi del lago di Albano, nel Lazio.

La coltivazione è introdotta in Europa dall’Asia centrale, a opera dagli sciiti nel IV secolo a.C.

Durante il periodo dell’impero romano la canapa si coltiva per uso tessile, viene utilizzata per produrre cordame, tele, alimenti, droghe grazie alla resistenza delle sue fibre. A proposito di cordame, la nave Amerigo Vespucci, varata nel 1931, porta ancora le tele e le corde di canapa. La cannabis è coltivata a scopo tessile in tutto il mondo fino alla seconda guerra mondiale.

Canapa Come Sostituto del Tabacco

Canapa come sostituto del tabacco, ecco i principali vantaggi

La sostituzione del tabacco con la cannabis porterebbe a dismettere l’uso della molecola altamente tossica che è la nicotina con molecole tutt’altro che tossiche che sono i cannabinoidi e i terpeni. Che sia pericolosa la nicotina lo attesta il fatto che la dose letale 50 nell’uomo è meno di 10 mg/kg. In una singola sigaretta ce ne sono anche più di 2 mg e se si estraesse tutta la nicotina di un pacchetto di 20 sigarette e venisse assunta come unica dose, un individuo di 100 kg potrebbe morire. Altra ragione è che la nicotina è talmente tossica che i formulati un tempo usati come insetticidi erano così pericolosi che venivano inseriti nella classe tossicologica più pericolosa. Ora sono stati quasi tutti ritirati. Sono stati rimpiazzati dai neo-nicotinoidi il cui danno devastante sulle api è ben noto.

Tra i cannabinoidi, solo il delta-9-tetraidrocannbinolo (THC) ha un’azione significativa drogante e in nessun esperimento sino ad ora eseguito è stata individuata con precisione quale sia la sua dose letale sull’uomo. La stessa Organizzazione delle Nazioni Unite ha riconsiderato la Cannabis ed i suoi costituenti riconoscendole le proprietà curative e l’uso medico. Una differenza così grande, che comporta decine di migliaia di morti ogni anno per uso di tabacco e lo zero assoluto dei morti per cannabis, non basta a smuovere la situazione attuale, che pare “intoccabile”.

Il giro economico del tabacco 

Il giro d’affari che ruota attorno al tabacco vale circa 18 miliardi di euro e con l’indotto, la cifra sale sensibilmente. A fronte di una produzione interna di circa 15.000 ton di tabacco, ne vengono importate ben 5 volte tanto già lavorato. Con le accise e l’IVA applicate ai prodotti derivati dal tabacco lo Stato rastrella 2/3 del giro d’affari che è una irrinunciabile quota di risorse, volta a garantire la copertura di una parte della spesa pubblica. Il cambiamento di destinazione del consumo e soprattutto la sostituzione dei beneficiari delle risorse originate da questa filiera pare sia un intervento improponibile e rivoluzionario. I soggetti che godono da molti decenni di questi privilegi, come spesso capita in questo Paese, non sono neppure Italiani: si chiamano Phylip Morris, British American Tobacco, Japan Tobacco, Universal Leaf Tobacco.

Le aziende del tabacco investono nella canapa

Il numero di posti di lavoro che sono in gioco ruotano attorno alla cifra di 50.000 unità e perciò non è certo un’operazione indolore o facilmente realizzabile nell’immediato. Sta di fatto che è da un po’ di tempo che le multinazionali del tabacco si stanno preparando alla riconversione ed alcune di queste hanno già fatto grossi investimenti in ricerca per arrivare a ciò che in Svizzera è già una realtà e cioè la distribuzione da parte della grande distribuzione e dei negozi autorizzati di pacchetti di sigarette esattamente confezionati e pubblicizzati come le sigarette di tabacco, ma che contengono 1/3 di canapa.

Per la parte produttiva del prodotto agricolo, il passaggio sarebbe automatico ed istantaneo. Infatti nelle zone tabacchicole più moderne come quelle del veronese e del vicentino ci sono aziende ben strutturate che già da alcuni anni coltivano decine ed anche centinaia di ettari a canapa. Questa produzione non va tutta trasformata in sigarette, ma la gran parte va in fumo (cannabis light) o usata per l’estrazione dei principi attivi molto richiesti dall’industria farmaceutica, cosmetica e alimentare. La commercializzazione e la gestione della materia prima della canapa non è ancora ben organizzata. Mancano soggetti affidabili per l’intermediazione tra il produttore ed l’industria richiedente e perciò il settore primario è spesso in balia di prezzi volatili, approfittatori che propongono contratti che poi non si concretizzano e un Ministero che non interviene quando è necessario per risolvere le problematiche sulle varietà certificate carenti, modalità di riproduzione della canapa adatte alle esigenze del mondo agricolo, organizzazione della trasformazione e controllo sulla salubrità dei derivati della canapa.

Etica, soldi e salute

In un Paese attento e sensibile alle problematiche dei cittadini e della canapa si farebbe molto di più perché i motivi sono eticamente validi, ma anche decisamente pratici e utili per la sicurezza dei consumatori. Negli anni precedenti all’introduzione della cannabis light, la grossa e grassa torta del fumo se la dividevano le multinazionali, lo Stato, il contrabbando e le narcomafie. Un lavoro scientifico accurato ha dimostrato che il numero di sequestri da parte delle Forze dell’Ordine di marijuana (canapa con THC), tra il periodo prima e dopo l’introduzione nel 2017 della cannabis light, è diminuito circa del 12%. Anche per questo fatto si poteva sperare che l’atteggiamento anche della Politica si sarebbe adeguato ed invece c’è stata la reazione contraria, ed i negozi che distribuivano cannabis light sono stati additati ed avversati perché considerati istigatori e pessimi esempi per i minorenni. Con la diffusione della pandemia, per la difficoltà di movimentare importanti e pericolose quantità di sostanze stupefacenti, la cannabis light è comunque stata avvantaggiata perché reperibile più facilmente e meno costosa della marijuana. L’aumento dello stress e delle preoccupazioni legate alla dilagante malattia ha favorito il consumo di un prodotto da fumo che per la presenza del cannabidiolo (CBD) aiuta ad attenuare i sintomi negativi legati all’abuso di altre sostanze (alcool, droghe pesanti) e preoccupazioni quotidiane. A questo punto va aggiunto che per rendere il fumo della cannabis meno impattante per la salute, andrebbe consumato in maniera più intelligente e corretta. Così come sta cambiando il modo di assumere il tabacco, anche per la canapa andrebbe impiegato il sistema della vaporizzazione così da ridurre drasticamente il danno che le sostanze derivanti dalla combustione delle sostanze vegetali, possono causare. Con la vaporizzazione si apprezzano anche meglio gli aspetti gradevoli dell’aroma e del gusto di assumere una sostanza che al posto della tossicità, ha un potenziale effetto preventivo di importanti malattie (persino del cancro al polmone). Sono più di una decina le motivazioni salutistiche positive che il CBD ha dimostrato possedere e queste sono elencate in numerosissimi lavori scientifici accettati dal mondo della ricerca perché accolti da riviste che si avvalgono di competenti revisori scientifici. Parliamo per il momento di CBD perché è il cannabinoide assolutamente non stupefacente che è stato meglio studiato in questi ultimi anni, ma anche il cannabigerolo (CBG) sta emergendo come valida sostanza vegetale con azioni farmacologiche positive. C’è poi la cannabidivirina (CBDV) che per alcune patologie come l’epilessia sembra essere più efficace dello stesso CBD. Ci sarebbe il cannabicromene (CBC), meno studiato, ma che potrebbe affiancarsi al già consistente repertorio dei cannabinoidi della canapa. A questa famiglia ci si aggiungono i numerosi terpeni che sono i responsabili del caratteristico aroma della canapa. Sono più di un centinaio ed alcuni di loro vanno ad interagire con gli stessi interruttori (recettori cellulari), che presiedono al controllo di numerosissime funzioni essenziali del nostro sistema endocannabinoide.

Canapa vs tabacco: una coltivazione sostenibile con meno pesticidi

Un altro fattore positivo legato alla sostituzione del tabacco con la canapa è il drastico abbassamento della richiesta di presidi sanitari usati per la coltivazione e la protezione del tabacco. Ciò è anche imposto dal fatto che pochissimi sono i principi attivi chimici registrati dalle case produttrici di fitofarmaci (pesticidi) ammessi per la canapa, ma soprattutto perché la pianta di canapa sarebbe in grado di reggere le sfide legate all’attacco di parassiti molto meglio di ciò che può fare il tabacco. E’ tale il livello di inquinamento dei terreni e delle zone tipicamente tabacchicole che pare ci sia una correlazione positiva tra tabacco e aumento del numero dei tumori negli agricoltori e nella popolazione che vive nelle aree circostanti.

Già con queste poche ragioni brevemente descritte, da subito si dovrebbe abbandonare la coltivazione del tabacco per passare alla canapa da fumare, ma in questo Paese ciò che è ovvio e logico risulta essere estremamente difficile da fare. Intanto il nostro Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali ha organizzato un tavolo di discussione sulla canapa e questo è un inizio, che era già stato tentato circa 5 anni prima senza alcun risultato, ma questa volta staremo molto attenti per vedere se a questo inizio farà seguito un percorso utile, con tappe significativamente positive e attente alle principali problematiche che affliggono la canapa.

(Riferimento Canavsalus)

La Canapa dai Fiori alle Fibre

La Canapa dai Fiori alle Fibre Amica dell’Ambiente

LA CANNABIS AMICA DELL’AMBIENTE. Un limite non solo per il mancato sviluppo di potenziali economie, ma anche per la sostenibilità ambientale di queste produzioni: perché la cannabis è amica dell’ambiente. Cresce molto in fretta, fino a 4 metri in tre mesi, e ha bisogno di pochissima acqua, molta meno del cotone. È molto ghiotta di CO2, uno dei principali gas causa della crisi climatica, tanto che per aumentare la resa a volte, nelle coltivazioni indoor, si arricchiscono gli ambienti proprio di biossido di carbonio. È più sostenibile di qualsiasi altra coltura, forse solo dopo l’erba medica.

Non ha bisogno di essere trattata con prodotti chimici, fertilizzanti, antiparassitari e diserbanti. A parte il rame, utilizzato anche nell’agricoltura biologica, non esiste un fitofarmaco che sia registrato specificamente per la canapa. Per questo è una delle colture che meglio si presta ad essere coltivata con metodo biologico. E i campi di cannabis ospitano una grande biodiversità di fauna selvatica e insetti.

Le sue radici assorbono metalli pesanti dai terreni contaminati, tanto che ci sono diverse sperimentazioni in corso per il Fito Risanamento con la canapa.

L’ITALIA. In Italia sul fronte dell’uso tessile siamo ancora fermi, La canapa tessile oggi è fatta praticamente tutta in Cina. Anche se il settore è molto promettente anche per l’Italia: pensiamo ad esempio ai tessuti tecnici, come quelli utilizzati in ambito ospedaliero.

Dobbiamo aspettarci delle novità. In attesa di queste novità, nel nostro Paese a farla da padrone nei campi è il mercato dei prodotti da fiore che, altra anomalia legislativa, con le attuali norme possono essere venduti ma non per essere fumati.

USO PER EDILIZIA E COSMESI. Oltre ai fiori e alle fibre usate per il tessile, che sono sull’esterno del tronco, il fusto della pianta, all’interno c’è la parte legnosa, il canapulo. Riducendolo in trucioli, pressando i trucioli e incollandoli tra loro (anche con collanti derivati della lavorazione della canapa stessa) si ottengono pannelli isolanti per l’edilizia, che derivano quindi da materia prima rinnovabile e carbon negative (perché, come abbiamo visto, crescendo la pianta assorbe carbonio dall’atmosfera). Pannelli utilizzati anche per i cappotti termici che rendono energeticamente più efficienti gli edifici e che possono quindi concorrere ad ottenere diverse certificazioni ambientali e il famoso e ambito ecobonus al 110%. E oltre ai pannelli dalla cannabis si ricavano malte, intonaci, mattoni, finiture, bio compositi canapa-cemento e canapa-calce.

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Marzapane, Wild Berry, BlueBerry Cake, Lemon Kush, Orange, Therapy, Candy Caramel, Brown Hash.

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Semi di Canapa Certificati

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Uso 31 (U31)
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Fédora 17 (F17)
Félina 32 (F32)
Santhica 27 (S27)
Santhica 70 (S70)
Futura 75 (F75)
Futura 83 (F83)
Fibror 79 (F79)
Orion 33 (O33)
Dioica 88 (D88)
Carmagnola CS
Carmagnola Biologica CS
Eletta Campana
Tiborszallasi
Kompolti
Finola

Disponibili Anche Sacchetti da 50 Gr Con Cartellino Certificazione Crea.

Per Info, Prenotazioni e Tempi di Consegna Contattarci nell’apposito Form Contatti Grazie

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Coltivazione 2020

Una Anticipazione delle Nostre Coltivazioni 2020

Marzapane, Wild Berry, BlueBerry Cake, Lemon Kush, Orange, Therapy, Candy Caramel.

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Blueberry Cake small 31082020
wildberry small 31082020
marzapane small 31082020
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Candy Caramel 09092020
Terapy 09092020
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Blueberry Cake 04102020_1
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Candy Caramel 02102020
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